Ancora una giornata sull'ottovolante per i mercati internazionali. Dopo un avvio difficile per il comparto azionario, le materie prime ed i titoli di Stato, le parole di Donald Trump su un accordo con l'Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz ribaltano la giornata.
L'oro dopo il crollo iniziale ha invertito la rotta ed ha ripreso la corsa, pur confermandosi sotto i 5.000 dollari l'oncia. Un effetto originato dagli investitori che, complice il clima di instabilità, hanno interesse a "fare cassa" nel più breve tempo possibile.
Sul mercato azionario, dopo il crollo dei listini asiatici, l'Europa ha avviato una seduta ha prima intrapreso la strada delle vendite per poi invertire la rotta e concludere in netto rialzo, in scia con la brillante performance di Wall Street.
A fine giornata lo stoxx 600, l'indice che raccoglie le principali società quotate in Europa, ha concluso in rialzo dello 0,6%. Tonica Francoforte (+1,22%), bene Milano (+0,81%) e Parigi (+0,79%), in controtendenza Londra (+0,24%). Come ogni lunedì, da quando è iniziato il conflitto in Iran, la settimana è iniziata con un clima di risk-off e "forti vendite sui bond, causati dai crescenti timori inflattivi", spiegano gli analisti di Mps market Strategy.
"Sta di fatto - proseguono - che sui mercati sarà la volatilità a dominare, come ormai avviene dall'inizio del mese". Ed è in questo scenario che si è scatenata una forte corrente di vendita dell'oro che, in una sola seduta, ha azzerato i rialzi segnati da inizio anno. Il metallo prezioso ha poi invertito la rotta proseguendo in rialzo di oltre il 2% a 4.374 dollari l'oncia. Secondo Johan Jooste, amministratore delegato del gestore patrimoniale singaporiano Pangaea Wealth, che ha parlato con l'agenzia Bloomberg, "l'oro oggi ha un problema di liquidità". Non è la prima volta che scende così tanto di "prezzo - commenta un gestore di Ubs - ma non lo ha mai fatto così in fretta".
La schiarita prospettata da Trump si è abbattuta sul prezzo delle materie prime dell'energia, con il petrolio in testa. Gli analisti, pero, evidenziano come il "ritorno del rischio energia fa presagire un periodo di prolungata instabilità". Anche se i negoziati tra Stati Uniti e Iran dovessero avere successo, la riapertura dello Stretto, attraverso il quale transita circa in quinto un quinto della fornitura globale di petrolio, "difficilmente avverrà dall'oggi al domani, lasciando le rotte marittime interrotte", spiegano gli analisti. Gli operatori del settore energetico saranno quindi costretti a "prevedere una prolungata incertezza dell'offerta", concludono.
Sul fronte dei prezzi il Wti ha lasciato sul terreno oltre il 9% scendendo sotto i 90 dollari al barile. In flessione anche il Brent che vede un calo del 10% a 101,45 dollari al barile. Analoga sorte anche per il prezzo del gas che ha concluso in calo del 4,3% a 56,68 euro al megawattora. Il calo dell'energia pone un freno ai timori di un aumento dell'inflazione che provocherebbe un rialzo dei tassi da parte delle banche centrali. Un quadro che ha allentato le tensioni sui titoli di Stato. Lo spread tra Btp e Bund scende a 87 punti, dopo un balzo a 101 e rispetto ai 92 punti della vigilia. Il rendimento del decennale italiano scende al 3,87% dal 3,96% di venerdì. Il tasso del Bund tedesco registra una flessione di quattro punti base al 3 per cento.
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