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Farage si dimette da deputato, ma rilancia ricandidandosi

2 weeks ago 8

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Un colpo di scena per cercare di sfuggire all'ombra degli scandali e non perdere la spinta dei sondaggi, in frenata - seppure parziale - dopo molti mesi di ascesa apparentemente inarrestabile nei consensi. E' il senso dell'annuncio con cui Nigel Farage ha decretato oggi urbi et orbi le sue dimissioni a sorpresa da deputato, solo per potersi ripresentare alle urne di qui a qualche settimana e chiedere una sorta di giudizio popolare sulle accuse finanziarie piovute sul suo capo. L'alfiere della Brexit e leader di Reform Uk, partito trumpiano della destra anti-immigrazione britannica, ha affrontato le rivelazioni di recenti inchieste giornalistiche ribadendo di non aver fatto "nulla di sbagliato". E negando ogni irregolarità su una una serie di donazioni milionarie ricevute in passato e su redditi privati non pienamente dichiarati in Parlamento. In un video autoprodotto dal suo partito, senza il confronto con le domande dei giornalisti, Farage - 62 anni e una carriera di porte girevoli fra politica e business intessuta di entrate e uscite dalla vita pubblica - ha fatto ricorso a tutta la sua retorica tribunizia. Non senza presentarsi nei panni di vittima. "Ho deciso di dimettermi da membro del Parlamento" con effetto immediato, ha detto rivolgendosi al Paese, in modo da "imporre un'elezione suppletiva a Clacton-on-Sea": il collegio dell'Inghilterra profonda nel quale era stato eletto giusto due anni fa. Suppletiva che potrebbe svolgersi a settembre e a cui ha subito precisato di volersi ricandidare affinché "siano gli elettori di Clacton i giudici delle mie azioni". "Combatterò per vincere e per continuare la rivoluzione politica che Reform ha iniziato", ha proseguito, evocando - secondo una narrazione non nuova (e non dissimile da quella dell'amico americano Donald Trump) lo scenario di una pretesa sfida "popolo contro establishment".

Nel suo proclama, Farage ha difeso come legittime le proprie attività private, elogiando l'arricchimento personale alla stregua di una virtù britannica. Ha inoltre rivendicato la liceità anche delle mega donazioni più controverse, trincerandosi dietro il fatto di averle ricevute in un momento in cui non era parlamentare: inclusi i 5 milioni di sterline intascate pochi mesi prima dell'elezione del 2024 dal chiacchierato cripto-miliardario Christopher Harborne, giustificati ancora una volta come il contributo di un amico alla sua sicurezza privata. Si è quindi detto bersaglio di continue minacce e aggressioni solo in parte note ("sono la figura pubblica più attaccata verbalmente o fisicamente dell'epoca moderna", ha tuonato), non senza lamentare l'asserita inazione della polizia e le negligenza imputata all'attuale governo laburista sulla sua tutela. Per poi dirsi "arrabbiato" con i media per pretesi attentati alla privacy della sua famiglia. Il leader di Reform ha quindi bollato come "strumentalizzazioni politiche" le denunce presentate dalla maggioranza laburista alla Commissione parlamentare sugli standard di condotta e alla Commissione elettorale britannica per l'avvio di accertamenti sulle sue finanze. Oltre che come un tentativo di "distrarre l'attenzione" dell'opinione pubblica dall'imminente passaggio di consegne alla guida del Labour e del governo fra l'impopolare Keir Stramer e l'entrante Andy Burnhan: in assenza di "un mandato popolare" e di quelle "elezioni politiche anticipate" da lui invocate con foga. Parole frutto di una strategia volta a "prendere tempo", replicano vari analisti stando ai quali la rielezione dell'ex tribuno brexiteer è probabile, ma potrebbe non essere ora così scontata. Una "manovra disperata", rincarano Starmer e Burnham, accusando Farage di giocare la carta "della comunicazione" shock solo per sfuggire a sospetti "gravi": sospetti su cui gli organismi indipendenti di sorveglianza delle regole parlamentari torneranno inevitabilmente a indagare una volta che fosse rieletto.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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