Gli Houthi avanzano lungo il Mar Rosso e aprono di fatto un secondo fronte nella guerra con l'Iran, ampliando il conflitto e aumentando ulteriormente la pressione sui mercati energetici e finanziari globali, con il petrolio che resta oltre i 100 dollari.
Dopo essersi impossessati della strategica città portuale di Mocha, i ribelli yemeniti hanno preso il controllo dell'isola di Perim, all'imboccatura dello stretto di Bab el-Mandeb, una delle rotte mondiali più importanti per il trasporto di petrolio dal Golfo verso il Mediterraneo. La conquista rappresenta un profondo cambiamento negli equilibri di potere nello Yemen, con possibili conseguenze per l'intera regione. Con questa offensiva, gli Houthi infatti hanno fatto saltare lo status quo lungo la costa, compromesso una tregua che aveva retto in gran parte dal 2022 e creato le condizioni per un'ulteriore consolidamento del loro controllo sul nord del Paese. Ma la loro vittoria è anche una vittoria per l'Iran, di cui sono alleati, perché ora gli ayatollah possono esercitare una coercizione non solo su Hormuz ma pure su Bab el-Mandeb, minacciando entrambi i più importanti "rubinetti" energetici della regione. Da New Delhi, dove è in corso il vertice Brics, il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha avvisato che le pressioni degli Stati Uniti su Teheran hanno "raggiunto una fase critica e pericolosa". Come a dire che il regime è pronto a tutto per salvarsi.
Riad prova a rispondere, con raid aerei non solo sull'aeroporto ma anche sulla città di Mocha. Ma senza grandi risultati. La coalizione anti-Houthi guidata da Riad non riesce a fermare l'avanzata dei ribelli e Donald Trump è restio a farsi coinvolgere apertamente in un altro fronte di guerra dopo quello iraniano, che lo sta affondando nei sondaggi a un mese e mezzo dalle elezioni di Midterm. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha telefonato al tycoon almeno due volte giovedì per chiedere assistenza militare americana, ma alla fine Washington ha comunicato a Riad che per il momento non è disposta a intraprendere un'azione militare diretta e che fornirà assistenza nella condivisione di informazioni di intelligence e nell'individuazione degli obiettivi. Ma la preoccupazione è alta, tanto da spingere l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando centrale degli Stati Uniti (CentCom), a volare per incontri urgenti di coordinamento in Arabia Saudita, dove secondo la Cnn ci sono "100-200 consiglieri militari Usa". Nel pieno delle esigenze di guerra con l'Iran, con molte delle sue risorse militari in Medio Oriente impegnate nello stretto di Hormuz, la Casa Bianca cerca di mantenere una tregua bilaterale con gli Houthi che dura dal maggio 2025. Così Mbs si ritrova solo, nonostante si fosse preparato allo scontro diversificando le proprie partnership in materia di sicurezza: prima con una coalizione navale di difesa del Mar Rosso composta da 14 Paesi, tra cui Turchia, Pakistan, Egitto, Sudan e Gibuti; poi firmando il Patto della Mecca, un accordo di difesa reciproca con Turchia e Pakistan, che tuttavia non è stato attivato dopo l'offensiva degli Houthi. Finora Riad, principale sostenitore delle (frammentate) forze governative yemenite, non è riuscita a fornire il supporto aereo ravvicinato e l'altra assistenza necessaria per fermare la spettacolare avanzata degli Houthi.
'Iran intanto ha confermato che i suoi rappresentanti e quelli dell'Iraq e degli Stati arabi del Golfo si incontreranno lunedì in Oman per riprendere le discussioni sulle rotte sicure per la navigazione commerciale nello stretto di Hormuz, dove negli ultimi giorni sono transitate meno di dieci navi al giorno. Tanto che a inizio conflitto Riad aveva ben pensato di dirottare gran parte del suo export petrolifero via Mar Rosso.
Ma ora deve fare i conti con gli Houthi.
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