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Gli investigatori del caso di Garlasco: 'Andrea Sempio tentennò sull'alibi all'inizio delle nuove indagini'

3 weeks ago 11

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Una ventina di giorni dopo aver saputo di essere di nuovo indagato a Pavia per l'omicidio di Chiara Poggi, e sei giorni dopo che la notizia si era diffusa sui media, lo scorso anno, Andrea Sempio in una della sue prime interviste avrebbe tentennato, esitando nel rispondere ad una cronista su quale fosse il suo "alibi" per la mattina del 13 agosto 2007.

E' un dettaglio "importante", secondo i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, annotato negli atti dell'indagine appena chiusa nei confronti del 38enne, finito nel tritacarne dei media e di talk show oramai quotidiani e che ora, dopo la chiusura delle indagini della Procura pavese rischia il processo per omicidio volontario aggravato. Sarebbe stato lui ad uccidere la ragazza e non Alberto Stasi, il fidanzato dell'epoca che sta finendo di espiare 16 anni di carcere e che a breve, tramite i suoi legali, presenterà per la terza volta l'istanza di revisione del suo processo.

Per gli investigatori e gli inquirenti, il presunto falso alibi dello scontrino di Sempio per testimoniare che, attorno alle 10 di quella mattina, era a Vigevano per comprare un libro, è un "racconto che è chiuso all'interno delle dichiarazioni dello stretto nucleo familiare", nel quale la versione "di Andrea si alimenta e trova sponda in quella della madre e del papà". Il 17 marzo 2025 , quando la notizia di una nuova informazione di garanzia era di dominio pubblico, nel corso di un'intervista rilasciata mentre era bordo della sua auto, captata anche dalle microspie, il commesso della Lomellina, scrivono i militari, mostra "imbarazzo" e "indecisione" nella risposta a una domanda in particolare.

La cronista gli chiede: "Il tuo alibi sarebbe invece?". E lui, scrivono i carabinieri, "esita, non risponde, resta in silenzio". Giornalista: "di essere stato con tuo papà". Sempio: "Ah ok (...) il mio unico alibi è che io ero ... in quel momento io ero ... ero a casa ... ero a casa con mio padre ... e poi semplicemente a un certo punto sono uscito ... e son ...". Per i carabinieri "il passaggio del colloquio è sicuramente suggestivo", perché la cronista non ottiene "una risposta secca", ma è lei a "dovergli suggerire" cosa dire. Mentre il Garante della Privacy richiama i media su Garlasco chiedendo il rispetto delle "delle garanzie costituzionali" e denunciando "una continua e morbosa spettacolarizzazione di una vicenda di cronaca, in contrasto con il principio di essenzialità dell'informazione", i consulenti delle parti sono al lavoro sulle relazioni degli esperti nominati dai pm pavesi a sostegno della loro ricostruzione.

Dario Redaelli, con una esperienza di lungo corso nelle analisi della scena del crimine e dal 2014 nel pool di tecnici della famiglia Poggi, smonta la ricostruzione dell'omicidio tramite la Bpa, la Bloodstain Pattern Analysis, affidata dai pubblici ministeri al Ris di Cagliari, i quali hanno ristudiato, le macchie di sangue repertate 19 anni fa sul luogo del delitto e delle quali sono rimaste solamente fotografie.

A suo dire, una sola immagine dell'area della scala che porta alla cantina della villetta di via Pascoli, e per giunta scattata il giorno dopo l'omicidio e dopo un via vai di soccorritori e investigatori, non è sufficiente per sostenere che Chiara è stata spinta e fatta scivolare fino al quarto gradino, punto in cui il suo assassino avrebbe sferrato i 4 o 5 colpi mortali. Per lui questa non è una lettura corretta e la dinamica è quella già descritta dai periti nei processi in cui era imputato Stasi: il corpo è stato gettato. A riprova di ciò c'è anche l'assenza, su quegli scalini insanguinati, di qualsivoglia impronta delle scarpe indossate dall'assassino.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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