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La Corte d'appello vaticana: il processo Becciu è da rifare

2 months ago 19

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Tutto da rifare: la Corte d'appello vaticana ha decretato oggi che il processo sulla gestione dei fondi della Santa Sede in primo grado ha mostrato diverse lacune procedurali. Non sono stati depositati degli atti, tanti documenti sono stati coperti da omissis e, in sostanza, il diritto di difesa non è stato pienamente garantito. Senza cancellare tutto, né le condanne né il dibattimento del primo grado, si riparte però quasi da zero.

L'ordinanza di sedici pagine, firmata da mons. Alejandro Arellano Cedillo, Riccardo Turrini Vita e Massimo Massello Ducci Teri, e dal cancelliere Elisa Pacella, parla di "nullità relativa" e "ordina la rinnovazione del dibattimento" che si svolgerà davanti alla stessa Corte d'appello. Plauso da parte delle difese: "Esprimiamo soddisfazione - sottolineano gli avvocati del cardinale Angelo Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo - per l'ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Ha dichiarato che l'Ufficio del Promotore doveva depositare tutti gli atti di indagine e senza omissis. Ha dichiarato anche l'illegittimità di alcuni atti istruttori adottati sulla base del Rescritto del 2 luglio 2019, perché adottati sulla base di un atto di natura legislativa, non pubblicato e rimasto segreto agli accusati fino all'inizio del processo. La decisione della Corte, quindi, dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto. E sul punto sconfessa pienamente la sentenza del Tribunale", commenta la difesa del porporato. La vicenda è quella del 'processo del secolo', partita dalla compravendita del palazzo londinese di Sloane Avenue per arrivare a mettere sotto i raggi X tutta la gestione dei fondi della Santa Sede affidati alla Segreteria di Stato. La vicenda Becciu era anche entrata nel dossier conclave, nel quale il cardinale, "avendo a cuore il bene della Chiesa" (come lui stesso dichiarò) che rischiava su questo di dividersi, alla fine decise di rinunciare. L'ordinanza della Corte d'appello fa notare che ci si trova di fronte ad una situazione inedita perché "nelle pronunce dei giudici vaticani non si rinvengono precedenti" simili. Ma è evidente il mancato rispetto del "principio della piena conoscenza di tutti gli atti raccolti durante la fase istruttoria da parte dell'imputato e del suo difensore". Di qui la decisione di "nullità relativa" che "ha come effetto che la Corte d'appello debba ritenere il giudizio e ordinare la rinnovazione del dibattimento avanti a sé". La Corte poi "ordina all'Ufficio del Promotore di Giustizia di depositare in cancelleria, entro il 30 aprile 2026, tutti gli atti del procedimento istruttorio svolto nella loro versione integrale; concede termine alle parti, fino al 15 giugno 2026, per esaminare atti e documenti nonché per preparare le prove a difesa; fissa l'udienza del 22 giugno 2026, ore 9, per la comparizione delle parti al solo fine di fissare il calendario delle prossime udienze".

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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