Beatrice Venezi non avrà più alcun incarico alla Fenice di Venezia. Dopo mesi di polemiche e proteste, la Fondazione ha comunicato la decisione di "annullare tutte le collaborazioni future" con la direttrice d'orchestra, indicata lo scorso autunno come futura direttrice musicale del teatro. Una scelta che, spiega il sovrintendente Nicola Colabianchi, "è maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione e della sua orchestra".
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli "prende atto della decisione di Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza - sottolinea - e conferma al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia".
La decisione arriva poco più di 24 ore dopo l'ultima polemica di cui è stata protagonista Venezi, esplosa per via di una sua intervista pubblicata sul quotidiano argentino La Naciòn.
"Io non ho padrini - aveva detto, rispondendo alle domande del giornalista -, questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un'orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio". Un'affermazione dalla quale già ieri Colabianchi aveva preso le distanze, dicendosi in disaccordo e sottolineando "l'ottima qualità" dei musicisti della Fenice. "Tali affermazioni - rimarca oggi tramite la Fondazione -, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai professori d'orchestra".
Le proteste da parte delle maestranze del teatro veneziano per una nomina avvenuta, a loro giudizio, con modalità poco trasparenti e per un curriculum "non comparabile" a quello dei precedenti direttori musicali - già al centro del concerto in Campo Sant'Angelo dello scorso ottobre, quando l'Orchestra aveva suonato l'Inno di Mameli e il Va, Pensiero - da mesi hanno travolto direttamente anche lo stesso sovrintendente. Per Colabianchi in più occasioni sono state chieste le dimissioni. L'ultima volta, appena due giorni fa, quando poco prima dell'inizio del concerto del 24 aprile in sala si è sentita una voce gridare "Colabianchi dimettiti!", seguita da una pioggia di volantini lanciati dai loggioni. E oggi la Fondazione ribadisce l'impegno "nella promozione di un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull'eccellenza artistica".
L'auspicio del ministro Giuli è che "tale scelta possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d'ogni ordine e grado". Per la capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi, la vicenda "certifica il fallimento del governo e di Fratelli d'Italia nelle politiche culturali", in quanto si tratta del "risultato di una scelta politica imposta dall'alto, senza ascolto del mondo della musica e della lirica, che abbiamo contestato fin dall'inizio".
A commentare la decisione della Fondazione, anche il capogruppo al M5S al Senato Luca Pirondini, che sottolinea che "Colabianchi avrà capito che arrivati a questo punto o cadeva Venezi o cadeva lui, e ha deciso per la prima. Resta però una rottura tardiva - sostiene -, ha preso una decisione che avrebbe dovuto prendere molto tempo fa. Ora le scuse dovrebbero arrivare da Alessandro Giuli, dall'ex Sottosegretario Mazzi, da Colabianchi e da tutti coloro che in questi mesi hanno difeso a spada tratta Venezi". Dello stesso avviso è il segretario generale di Cgil Venezia Daniele Giordano, per il quale si tratta di una decisione "positiva".
"Peccato - osserva - che ci siano voluti mesi per riconoscere ciò che era evidente fin dall'inizio quella nomina era sbagliata, inadeguata e profondamente contestata da chi il Gran Teatro La Fenice lo vive e lo fa vivere ogni giorno, a partire dalle lavoratrici, dai lavoratori e dai professori d'orchestra".
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