La Corte d'Appello di Cagliari ha chiuso il fronte giudiziario sul caso decadenza e messo fine all'incertezza sulla guida della Regione Sardegna cominciata con il fulmine a ciel sereno dell'ordinanza-ingiunzione emessa il 3 gennaio 2025 dal Collegio di garanzia elettorale regionale della Corte d'Appello di Cagliari. Con un'articolata sentenza di 91 pagine, datata 4 marzo 2026 e depositata oggi, i giudici hanno confermato Alessandra Todde nel suo ruolo di presidente della Giunta, pur mantenendo la sanzione pecuniaria da 40mila euro per le irregolarità nei rendiconti elettorali.
La Corte ha parzialmente dato ragione alla presidente, riformando la decisione di primo grado, per un vizio procedurale. Il Tribunale di primo grado aveva infatti riqualificato d'ufficio la condotta della candidata come "omessa presentazione" del rendiconto. La Corte d'Appello ha invece stabilito che "il giudice non può fondare la propria decisione su fatti diversi da quelli contestati dall'amministrazione, pena la violazione del diritto di difesa". E il collegio elettorale non aveva mai inviato la necessaria diffida formale ad adempiere entro 15 giorni, "atto prodromico e ineludibile".
Allo stesso tempo, però, la Corte ha rigettato i motivi di appello tesi ad annullare la sanzione amministrativa, confermando che la gestione delle spese della campagna elettorale è stata segnata da "violazioni sostanziali e rilevanti" della normativa sulla trasparenza. In merito alla presentazione del rendiconto e alle diverse versioni prodotte da Alessandra Todde, la sentenza della Corte d'Appello di Cagliari ricostruisce un percorso documentale articolato (due dichiarazioni formali sulle spese e il rendiconto del comitato del M5s) e ha confermato che nessuna di esse era conforme alla legge, poiché tentava di "schermare" spese e finanziamenti personali dietro la struttura del Comitato elettorale. E se uno dei punti centrali della difesa riguardava la delibera della Corte dei conti, che aveva già validato il rendiconto del "comitato elettorale M5s", la Corte d'Appello ha chiarito che "il controllo della Corte dei conti non assolve la candidata dal suo dovere di dichiarare di aver beneficiato di tali spese e di aver raccolto fondi tramite il Comitato".
La decisione si è mossa nel solco della sentenza della Corte Costituzionale che aveva già dichiarato illegittima la decadenza. I magistrati hanno, inoltre, dichiarato inammissibili tutti gli appelli presentati da assessori e consiglieri regionali che erano intervenuti a sostegno della Todde. Immediate le reazioni del mondo politico. Per il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini (Pd) "è certamente una buona notizia per i sardi e per la Sardegna, che ha bisogno di stabilità e continuità amministrativa ed è senza dubbio un riconoscimento della buona fede della presidente Todde".
Di altro avviso Salvatore Deidda, deputato sardo di Fdi: "Ciò che emerge è un precedente giuridico e politico che non può lasciarci indifferenti - scrive in una nota -: il messaggio che passa è che non saremmo più tenuti a presentare rendicontazione e mandatario elettorale. Basterebbe, in pratica, pagare una sanzione pecuniaria, per giunta fissata al minimo edittale di 40mila euro, per sanare mancanze che la legge definisce sostanziali".
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