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Ondata di migranti soccorsi dalle ong, sette morti

3 weeks ago 7

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Arrivano in trenta, quaranta, oltre cinquanta, stretti su barchini di legno lunghi pochi metri che potrebbero ospitarne, in condizioni di sicurezza, meno della metà. Tra loro bambini, donne e persone in gravi condizioni in fuga dalla propria terra. Qualcuno non ce la fa, non sopravvive alla traversata, mentre gli altri vengono soccorsi e portati a bordo delle navi ong. I corpi di chi è morto in mare vengono adagiati sulle barelle arancioni e avvolti da coperte pesanti da cui escono piedi scalzi e pugni serrati. In sette hanno perso la vita nelle ultime ore nelle acque internazionali della zona Sar libica: si trovavano a bordo di un barchino soccorso dalla Life Support di Emergency, insieme ad altre 50 persone, tra cui due in gravi condizioni per soffocamento ed evacuate nel pomeriggio. Sull'imbarcazione erano presenti anche cinque donne e 29 minori non accompagnati, tutti tratto in salvo. Partiti il 16 agosto dalla Libia, provengono dalla Somalia e dall'Egitto e ora sono diretti verso il porto di Bari che dista tre giorni di navigazione da dove è stato effettuato l'intervento.

Sulla costa libica, nella stessa giornata, sono stati trovati anche tre corpi non identificati su una spiaggia. Di loro non si sa nulla, da dove sono partiti, quanti anni avevano, come si chiamavano. Ma sono centinaia i migranti soccorsi in questi giorni nel Mediterraneo: soltanto a Lampedusa sono sbarcate 109 persone, 38 delle quali tratte in salvo dalla nave Aurora Sar 2, della tedesca Sea Watch, e 13 dal veliero Nadir, anche questo appartenente a una ong tedesca, la Resqship. Oltre ai salvataggi delle organizzazioni, ci sono poi anche quelli effettuati dalla guardia di finanza con le motovedette.

Ed è in arrivo domani, a Ravenna, la Humanity 1 con 73 recuperati fra Malta e Lampedusa. Un viaggio, quello fino al Nord Italia, che il sindaco della città romagnola, Alessandro Barattoni, ha definito "inumano". A questi soccorsi si aggiungono anche le 55 persone salvate dalla Ocean Viking in zona Sar maltese. Viaggiavano a bordo di un gommone ed erano in mare da tre giorni. La maggior parte di loro ha detto di provenire dal Sudan. Un'ondata di soccorsi, dunque, che arriva proprio nei giorni in cui si inaspriscono le polemiche sui cosiddetti 'dublinanti': cioè i richiedenti asilo in uno Stato diverso da quello di primo approdo. Prosegue, infatti, il braccio di ferro tra Roma e Berlino. Il Viminale non sarebbe intenzionato ad accogliere i tre migranti secondari che la Germania vuole rimandare in Italia, il Paese dove erano arrivati mesi fa. Un tema che si incrocia con un'altra questione: quella relativa allo Stato sotto cui navigano le imbarcazioni delle organizzazioni non governative. Per il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, in questo discorso vanno, infatti, tenute in considerazione anche "le persone che salgono in acque internazionali a bordo di navi di ong che battono bandiera tedesca". Il suolo di queste imbarcazioni è, infatti, considerato territorio del proprio Stato di appartenenza, anche se lontano migliaia di chilometri, proprio come le ambasciate. Paesi, il più delle volte, come Germania o Norvegia, i cui porti, dunque, rimangono lontani dal Mediterraneo.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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