Gli Stati Uniti hanno sospeso il diritto di ingresso nel Paese ai cittadini non americani che negli ultimi 21 giorni sono stati nelle aree colpite da ebola: Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan. Il provvedimento, emesso dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), sarà in vigore per i prossimi 30 giorni ed è giustificato con la necessità di "proteggere la salute degli Stati Uniti dal grave rischio rappresentato dall'introduzione della malattia da virus ebola negli Stati Uniti da parte di questi stranieri". Critiche alla decisione dall'Africa Cdc, l'agenzia per la salute pubblica dell'Unione Africana.
"L'Africa Cdc riconosce pienamente la responsabilità sovrana di ogni governo di proteggere la salute e la sicurezza del proprio popolo. La nostra preoccupazione non riguarda l'obiettivo di proteggere le popolazioni, ma l'uso di forti restrizioni ai viaggi come strumento principale di salute pubblica durante le epidemie", ha affermato l'organizzazione in una nota. "L'esperienza dell'Africa Cdc ha dimostrato che forti restrizioni ai viaggi e chiusure delle frontiere spesso offrono benefici limitati per la salute pubblica, creando al contempo significative conseguenze economiche, umanitarie e operative". L'agenzia sanitaria ha perciò invitato "tutti i Paesi, all'interno dell'Africa e a livello globale, ad astenersi dall'imporre restrizioni commerciali o di viaggio non necessarie in risposta a questa epidemia. Il mondo deve evitare di ripetere gli errori delle precedenti emergenze sanitarie, in cui misure dettate dalla paura hanno causato gravi danni economici senza fornire benefici proporzionali per la salute pubblica", ha concluso. "L'Africa ha bisogno di solidarietà, non di stigma".
Oms: 'Valutiamo quali vaccini o terapie utilizzare nell'epidemia di Ebola'
"Stiamo valutando quali vaccini o trattamenti potenziali siano disponibili e se qualcuno di questi possa essere utilizzato in questa epidemia. Il Gruppo consultivo tecnico dell'Oms si riunirà oggi per fornire ulteriori raccomandazioni su quali potenziali vaccini dovrebbero essere prioritari". Così in un messaggio video Anne Ancia, rappresentante dell'Oms nella Repubblica Democratica del Congo. Collegata dalla provincia di Ituri, che rappresenta l'epicentro dell'epidemia, Ancia ha confermato che "l'epidemia si sta verificando in un contesto epidemiologico, operativo e umanitario estremamente complesso, caratterizzato da insicurezza, sfollamento della popolazione e dalla presenza di aree sia densamente popolate sia difficili da raggiungere". Incertezza sui numeri: "il ministero della Salute ha segnalato oltre 500 casi sospetti, tra cui 130 decessi sospetti", ha detto. Anche la diffusione dei contagi non è al momento chiara, ma sembra si stia allargando: "ora interessa dieci zone sanitarie nella provincia di Ituri e ha raggiunto il Nord Kivu, con casi confermati a Butembo e Goma. L'Uganda ha confermato due casi importati". Intanto sono state inviate 12 tonnellate di rifornimenti, inclusi dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari in prima linea. Si intensificano gli sforzi per la sorveglianza, il tracciamento dei contatti, l'esecuzione dei test e l'assistenza medica. Si sta inoltre lavorando all'allestimento di centri di trattamento nelle aree colpite in collaborazione anche con Ong come Alima e Medici senza Frontiere. "Il coinvolgimento della comunità sarà fondamentale, poiché solo quando la comunità comprende i rischi e può collaborare con le misure di risposta, queste epidemie possono essere tenute sotto controllo", ha aggiunto Ancia.
Unhcr, 'con Ebola preoccupazione per sfollati, rifugiati e operazioni umanitarie'
L'epidemia di Ebola nella Repubblica democratica del Congo sta colpendo aree densamente popolate e altamente fragili, come le province di Ituri e Nord Kivu, già provate da anni di conflitto, sfollamenti e accesso limitato all'assistenza sanitaria. Lo sottoliena l'Unhcr, l'Agenzia Onu per i rifugiati, ricordando che più di 2 milioni di sfollati interni e rimpatriati vivono nelle province di Ituri e Nord Kivu, dove i bisogni umanitari sono già gravi e l'accesso ai servizi di base rimane fortemente limitato. L'Unhcr, si legge in una nota, è particolarmente preoccupato dal fatto che la capacità di assistenza sanitaria in queste province sia stata significativamente indebolita, anche durante il conflitto dello scorso anno. Ciò, avverte, "ha lasciato le comunità sfollate con un accesso fortemente ridotto alle cure mediche, alla sorveglianza delle malattie, alla capacità di isolamento e ai sistemi di riferimento in un momento in cui la diagnosi e la risposta rapide sono fondamentali". L'epidemia solleva inoltre gravi preoccupazioni per i rifugiati che vivono nelle province colpite. Nell'Ituri, circa 11.000 rifugiati sud-sudanesi necessitano di assistenza preventiva. A Goma, oltre 2.000 rifugiati ruandesi e burundesi che vivono in città necessitano di sostegno per le misure di prevenzione, tra cui sapone e disinfettante per le mani. Le attività di sensibilizzazione della comunità e le campagne di consapevolezza dei rischi vengono rafforzate per garantire che i rifugiati, gli sfollati interni, le persone tornate a casa e le comunità ospitanti abbiano accesso a informazioni accurate sulle misure di prevenzione e sulla diagnosi precoce. "Stiamo valutando le implicazioni per i movimenti transfrontalieri, il rimpatrio volontario e l'accesso umanitario, rafforzando al contempo le misure di prevenzione presso il centro di transito di Goma", conclude l'agenzia dell'Onu.
Finora 131 morti per Ebola in Congo, l'Oms convoca il comitato di emergenza
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) convocherà oggi il suo comitato di emergenza per valutare l'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, che ha causato 131 morti e 513 casi sospetti. "Una riunione del comitato di emergenza è prevista per oggi pomeriggio", ha dichiarato un portavoce dell'Oms all'Afp. Domenica, il direttore generale dell'organizzazione ha dichiarato un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, il secondo livello di allerta più alto.
Sale anche il bilancio dei contagiati. Al momento si sospettano oltre 500 casi. Sono invece 30 i casi confermati dalla Repubblica Democratica del Congo, 2 dall'Uganda. A questi si aggiunge un cittadino statunitense risultato positivo e trasferito in Germania. Lo ha detto il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus nel suo discorso di apertura della seconda giornata dell'Assemblea Mondiale della Sanità in corso a Ginevra.
La situazione appare particolarmente seria: "questa è la prima volta che un direttore generale dichiara un'emergenza internazionale prima di convocare un comitato di emergenza. Non l'ho fatto a cuor leggero", ha affermato Tedros. A motivare la scelta la preoccupazione per "la portata e la rapidità dell'epidemia" ha aggiunto, anticipando che oggi convocherà il comitato di emergenza dell'Oms. L'agenzia ha intanto già inviato una squadra e materiale medico sul campo e, al momento, ha stanziato quasi 4 milioni i dollari per l'emergenza. Gli elementi di preoccupazione, ha spiegato Tedros sono molti: il fatto che "sono stati segnalati casi in aree urbane" e che "sono stati segnalati decessi tra gli operatori sanitari, il che indica una trasmissione associata all'assistenza sanitaria". Anche le caratteristiche dell'area aumentano il rischio che l'epidemia cresca: "vi è un significativo movimento di popolazione nell'area", inoltre "la provincia di Ituri è altamente insicura". Come conseguenza del conflitto, intensificatosi nel 2025, oltre 100 mila persone sono state recentemente sfollate. "E, in contesti di epidemie di ebola, sapete bene cosa significhi lo sfollamento", ha proseguito il direttore generale dell'Oms. Ultimi due elementi di preoccupazione: il fatto che "l'area è anche una zona mineraria con alti livelli di movimento di popolazione", e che "questa epidemia è causata dal Bundibugyo, una specie di virus Ebola per il quale non esistono vaccini o terapie", ha concluso Tedros.
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