11:27
Iran, 'accordo con Oman non significa riapertura Stretto Hormuz'
"I colloqui con l'Oman sono incentrati sulla gestione di Hormuz, sull'introduzione di nuove rotte e siamo alla fase finale, potremmo raggiungere un accordo ma ciò non significa che il traffico nello Stretto sarà aperto, perché prima gli Usa devono accettare le nostre condizioni": lo ha ribadito il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, confermando che allo stato attuale non c'è un dialogo diretto con Washington.
11:09
Nyt, 'la guerra prosciuga le scorte di missili statunitensi'
La guerra contro l'Iran sta consumando rapidamente alcune delle munizioni più avanzate degli Stati uniti, riducendo le scorte disponibili in Europa e Asia e alimentando preoccupazioni nel Pentagono sulla capacità di affrontare contemporaneamente altre crisi, in particolare con Russia e Cina. Lo riferisce il New York Times, citando alti funzionari statunitensi e occidentali.
Il problema riguarda soprattutto i missili per la difesa aerea e le armi a lungo raggio. Anche accelerando la produzione, potrebbero essere necessari più di due anni per ricostituire le quantità impiegate. Il conflitto ha inoltre costretto il Pentagono a trasferire verso il Medio Oriente navi, aerei, sistemi di difesa e munizioni provenienti da Europa e Asia.
Dall'Indo-Pacifico sarebbero stati spostati numerosi missili Tomahawk e altri sistemi a lungo raggio, mentre centinaia di intercettori avanzati sarebbero stati trasferiti dalla Corea del sud e da altre basi asiatiche.
10:42
Araghchi: 'Non dimenticheremo il sangue iraniano versato, né perdoneremo'
"Lo storico Paese dell'Iran è stato sottoposto alla vile e crudele invasione di due regimi, Stati Uniti e Israele, e ha sacrificato molti martiri per la libertà e l'orgoglio del Paese". Lo afferma il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il quale sottolinea: "Non permetteremo che il sangue ingiustamente versato venga dimenticato o ignorato. Non dimenticheremo né perdoneremo", scrive l'agenzia Irna. "L'Iran manterrà ferma la sua promessa di resistenza nonostante tutte le pressioni, a Dio piacendo!".
10:41
Pasdaran ribadiscono, Usa accettino tutte le condizioni e riapriremo Hormuz
"La strategia dell'Iran è preservare lo Stretto di Hormuz e non lo riapriremo finché gli Stati Uniti non soddisferanno pienamente le nostre condizioni".
Lo ha ribadito oggi il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie, Hossein Mohebi, il quale ha aggiunto: "Lo Stretto di Hormuz è un territorio di battaglia, non solo una via d'acqua".
"La guerra attuale è l'unica guerra in cui gli Stati Uniti accettano la sconfitta senza aver ottenuto alcun risultato.
Abbiamo costretto il nemico a ignorare i suoi obiettivi precedenti e a ricorrere unicamente alla riapertura dello Stretto di Hormuz, una via d'acqua che era già aperta in precedenza", ha dichiarato Mohebi alla televisione di stato, aggiungendo: "La nostra resistenza sarà eterna e infinita per sconfiggere il nemico e questa strategia non cambierà".
08:59
Houthi rivendicano l'attacco alla raffineria saudita nel Mar Rosso
I ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, hanno rivendicato l'attacco all'impianto petrolifero della Saudi Aramco a Jizan, che ha provocato un incendio questa mattina. Lo riferisce la tv yemenita Al Masirah ripresa da Al Jazeera.
Il portavoce militare del gruppo, Yahya Saree, ha affermato che gli Houthi "sono riusciti a colpire la raffineria con un drone e che l'attacco è stato preciso", precisando che il raid "è stato lanciato in risposta alle incursioni saudite nel territorio del nord-ovest dello Yemen".
03:23
Media Iran, 'esplosioni e incendi in area lavorazione gas in Arabia Saudita'
Forti esplosioni sono state avvertite nella zona di Al-Jubail, in Arabia Saudita, dove sarebbe stata colpita un'area industriale del gas. Lo scrive l'agenzia di stampa iraniana Tasnim su Telegram, citando fonti locali. Nell'area si sarebbero sviluppati incendi.
03:09
Pezeshkian, 'è il momento migliore per raggiungere un accordo'
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha esortato il Paese a superare la fase di "né guerra né pace". "Nel Paese c'è coesione, forza e unità e, per quanto ne so, l'Iran è considerato vittorioso e potente in questa guerra", ha dichiarato ai media iraniani, citato da Al-Jazeera, aggiungendo di ritenere che questo sia il momento migliore per raggiungere un accordo.
Pezeshkian ha anche affermato che l'Iran e Washington avrebbero dovuto istituire un canale per affrontare le violazioni del cessate il fuoco. "In ogni caso, le violazioni si verificano in ogni memorandum d'intesa. In linea di principio, si sarebbe dovuto formare un gruppo di lavoro per affrontare le violazioni già allora, piuttosto che per combattere", ha affermato.
"Dobbiamo valutare ora come risolverle, se una soluzione è possibile, e su questo si sta lavorando nei negoziati con l'Oman. Raggiungeremo un punto in cui potremo uscire da questa fase di 'né guerra né pace'", ha concluso.
01:27
Teheran, 'se Usa non correggeranno il loro comportamento Hormuz resterà chiuso'
"Finché l'America non correggerà il suo comportamento, lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto. Il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale non si tirerà mai indietro; né in guerra né nei negoziati". Lo ha detto il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell'Iran Mohammad Baqer Zolqadr, in una dichiarazione diffusa dai media nazionali e sui social.
"Correzione del comportamento - spiega l'alto funzionario di Teheran - significa: L'Iran non deve mai essere minacciato con alcun linguaggio e non si deve insultare ciò che è sacro per questa nazione. Porre fine per sempre alla guerra e all'aggressione contro l'Iran e i suoi alleati in Libano, Palestina, Yemen e Iraq. Rimuovere il blocco navale strategico e ritirare le proprie forze militari (marittime e aeree) dai dintorni dell'Iran. Risarcire e ridurre i danni delle due guerre di aggressione e imposte contro l'Iran. Revocare le sanzioni crudeli e illegali contro la nazione iraniana. Sbloccare incondizionatamente i beni congelati e rubati del popolo iraniano".
"Queste - conclude Zolqadr - sono le rivendicazioni del popolo risorto dell'Iran, che sono state gridate nelle piazze e nelle strade durante centosessanta giorni di presenza ininterrotta".


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