li Houthi conquistano la strategica città portuale di Mocha e l'isola di Zuqar, sul Mar Rosso, e mettono le mani direttamente sullo stretto di Bab el-Mandeb, una delle rotte mondiali più importanti per il trasporto di petrolio dal Golfo verso il Mediterraneo. Il controllo di Bab el-Mandeb, la "Porta delle Lacrime" - così chiamato per le difficili condizioni di navigazione - rischia di allargare e aggravare il conflitto nella regione facendo "piangere" davvero i consumatori a livello internazionale: i prezzi del Brent sono saliti del 5,01% a 106 dollari al barile, a causa dei timori per possibili interruzioni delle rotte di approvvigionamento.
Israele ha annunciato di aver completato la demolizione di importanti infrastrutture sotterranee realizzate da Hezbollah, sulla strategica cresta di Ali al-Taher, nel Libano meridionale. "Si tratta di infrastrutture terroristiche strategiche costruite nell'arco di due decenni, con finanziamenti e pianificazione iraniani", si legge in una nota comune del premier Benyamin Netanyahu e del ministro della difesa Israel Katz. La loro distruzione "completa l'acquisizione del controllo operativo sulla cresta di Ali al-Taher, sia in superficie che nel sottosuolo". Intanto reporter Afp hanno riferito di forti esplosioni nel sud del Libano.
Il portavoce degli Houthi, Mohammed Abdulsalam, ha cercato di rassicurare i mercati dichiarando che la navigazione e il commercio internazionale nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandab rimangono sicuri e regolari, spiegando che le operazioni in corso sono di natura difensiva (contro la coalizione a guida saudita, ndr) e limitate agli obiettivi già annunciati in precedenza. Operazioni che, ha aggiunto, cesserebbero con la fine degli attacchi contro lo Yemen e la revoca del blocco imposto da Riad. Ma l'ambiguità del messaggio, che mantiene la minaccia militare come strumento di pressione, basta ad allarmare gli operatori del settore e a far intravedere lo spettro di una crisi energetica. Se gli Houthi dovessero imporre una stretta sul passaggio, situato sul lato opposto della penisola arabica rispetto allo Stretto di Hormuz, ciò potrebbe offrire al loro sponsor, l'Iran, un vantaggio cruciale nella guerra con gli Stati Uniti, tenendo in scacco un secondo importante corridoio di transito e facendo impennare ulteriormente i prezzi del petrolio, come sta già accadendo. Si tratta di una rotta mondiale strategica per il trasporto del greggio dal Golfo verso il Mediterraneo attraverso il Canale di Suez, oppure attraverso il Suez-Mediterranean Pipeline sulla costa egiziana del Mar Rosso, oltre che per le merci dirette verso l'Asia.
Il ministro degli esteri Antonio Tajani ha condannato su X con "la massima fermezza" gli attacchi degli Houthi, avvisando che "l'Italia, anche attraverso Eunavfor Aspides, continuerà a fare la propria parte per salvaguardare la libertà di navigazione e contribuire alla sicurezza marittima e alla stabilità della regione".
Teheran cerca di uscire dall'angolo dell'offensiva economico-militare Usa giocando di sponda con i suoi alleati Houthi. I ribelli controllavano già una vasta parte dello Yemen settentrionale, compresa la capitale Sana'a, oltre alla principale città portuale di Hodeidah, sul Mar Rosso. Ma non controllavano ancora alcuna area che si affacciasse direttamente sullo stretto di Bab al-Mandab. Ora sì, dopo aver lanciato un attacco su Mocha, storico fulcro del commercio mondiale di caffè (a 70 km da Bab el-Mandeb) che ha dato il nome a questa particolare varietà di chicchi yemeniti con un retrogusto di cioccolato, nonché alla bevanda che unisce il caffè espresso con il cioccolato (o il cacao) e il latte schiumato. Gli Houthi hanno conquistato anche l'isola di Zuqar, dopo attacchi con razzi e un assalto terrestre condotto utilizzando imbarcazioni che trasportavano combattenti. Adesso quindi sono in grado di esercitare una coercizione marittima sulla rotta su cui l'Arabia Saudita, il maggiore esportatore mondiale di petrolio, aveva fatto affidamento dopo che il conflitto Usa-Iran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz. Varie fonti della regione hanno riferito che Islamabad ha trasmesso a Teheran un avvertimento saudita, chiedendo di contenere i suoi alleati in Yemen per evitare un'escalation. "L'Iran non controlla gli Houthi", è stata la risposta della repubblica islamica, che intanto avrebbe ripreso la produzione di missili balistici (usando i componenti a disposizione nelle sue scorte e operando in strutture sotterranee) e attività di costruzione nel sito nucleare bunker di Pickaxe Mountain, come confermato dall'Aiea.
Prosegue invece con decine di raid (64 in 24 ore) la controffensiva di Riad, che ora dovrà sciogliere il dilemma tra intervenire più massicciamente, col pericolo di una nuova guerra, o restare alla finestra, col rischio però che gli Houthi diventino ancora più potenti e che il traffico energetico saudita venga permanentemente minacciato.
L'Idf ha utilizzato "più di 1.100 tonnellate di esplosivo" per le esplosioni nei tunnel sul crinale di Ali Taher, nel sud del Libano, dove afferma di aver demolito importanti infrastrutture sotterranee di Hezbollah: lo riferisce il sito israeliano Ynet. L'esplosione, secondo il sito, è stata di tale violenza che il Centro sismologico euro-mediterraneo, organizzazione non governativa, ha segnalato un terremoto di magnitudo 4.1. Il centro sismologico ha riportato una scossa di tale magnitudine a 10 km di profondità, in un punto situato a 25 km a sud di Sidone e a 16 a nord-est di Tiro, registrata alle 21:08 ora locale.
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