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Mondiali: barbieri regalano tagli di capelli e sorrisi allo stadio di Los Angeles

3 weeks ago 7

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   Appena fuori dall'enorme stadio SoFi di Inglewood, a Los Angeles, mentre decine di migliaia di tifosi si preparano ad assistere alla sfida tra Spagna e Austria, due barbieri offrono tagli di capelli gratuiti a chiunque si sieda sulla loro sedia. Un gesto semplice, che per David Arias ha un significato profondo: trasformare i Mondiali di calcio in un'occasione per parlare di inclusione, solidarietà e seconde possibilità.


    Nel frastuono di trombette e cori che già arrivano dall'arena, tra i ritardatari che corrono sbuffando per il viaggio interminabile affrontato per arrivare fin qui dopo aver pagato i biglietti prezzi esorbitanti, David Arias con le sue forbici e il corpo coperto di tatuaggi appare come un genius loci. La sua presenza racconta il quartiere che sta ospitando questi Mondiali americani nella metropoli californiana: una zona a forte presenza afroamericana e latina, con un'incidenza della criminalità e delle gang assai più elevata rispetto ai quartieri più ricchi (e bianchi) resi famosi da Hollywood.


    "Sono stato in prigione per 11 anni e quando sono uscito avevo paura che nessuno volesse farsi più tagliare i capelli da me. Invece, mi sbagliavo", ha detto all'ANSA poco prima del calcio d'inizio. È ripartito, ha aperto un negozio, i clienti arrivano. Da quando è cominciata la Coppa del Mondo, proprio qui alle sue spalle, ha deciso di portare poltrone, rasoio e forbici allo stadio. "Voglio dire alla gente che arriva da ogni paese del mondo proprio questo: meritiamo tutti una seconda occasione.


    Magari mi vedi così, pieno di tatuaggi... ma nonostante il mio passato, sono una brava persona", dice in spagnolo mentre non smette di rasare la testa al 'cliente', che annuisce sorridente.
    Di origine messicana, racconta di tifare Brasile fin da bambino: "Mio padre mi ha sempre detto che hanno la squadra migliore e i giocatori più forti". Per questo preferisce i verdeoro ai suoi due paesi "Messico e Stati Uniti": "A guardare i migliori, diventi migliore anche tu!", sentenzia. Intanto Arias ha deciso di non vivere in solitario la propria riabilitazione, ma "di restituirla alla comunità: lo sport ci unisce e io faccio sedere chiunque sulla mia poltrona, senza distinzione di colore o bandiera".

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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