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Monito di Mattarella per il 25 aprile, la legge del più forte è barbarie

1 month ago 14

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Il 25 aprile deve essere "un momento di riflessione collettiva e di coesione nazionale". E nel ricordo della Resistenza va ribadito l'impegno dell'Italia "in favore della pace, del rispetto dei diritti umani e della costruzione di società nazionali e internazionali più giuste e solidali". Perché se prevale la "legge imposta da chi si ritenga provvisoriamente più forte" il risultato sono "lutti e distruzioni", in una "condizione di conflitti permanenti e barbarie nella vita internazionale".

Alla vigilia della festa della Liberazione Sergio Mattarella torna a riannodare i fili della Storia, in un richiamo senza espliciti riferimenti ma chiaramente attuale. Come il ringraziamento a Papa Leone per il suo viaggio in Africa, che "richiama l'intera comunità internazionale al dovere di perseguire con tenacia le ragioni del dialogo e della collaborazione tra le genti". Prima del messaggio al pontefice, il presidente della Repubblica parla al Quirinale, davanti alle associazioni combattentistiche, partigiane e d'arma, "custodi della memoria", dice, che è un fattore chiave per "formare cittadini consapevoli, capaci di rinnovare i valori che ispirano la nostra convivenza civile".

Le storie dei protagonisti di quegli anni sono un ponte attraverso cui i giovani possono comprendere il senso di "libertà e pace", nonché "l'impegno e le sofferenze che sono stato necessarie per ottenerle". Otto stragi nazifasciste hanno segnato San Severino Marche, città insignita della Medaglia d'oro al Merito civile, dove Mattarella sabato (dopo aver deposto una corona d'alloro all'Altare della Patria) celebrerà l'81° anniversario della Liberazione.

"Come molte realtà del nostro Paese rappresenta un luogo simbolico della Resistenza", sottolinea in una giornata in cui esplode e rientra a stretto giro l'allarme sul taglio dei fondi per i siti dedicati alla memoria della lotta partigiana. Città, borghi, valli e montagne in cui è stata scritta "una delle pagine fondanti della storia repubblicana", ricorda il capo dello Stato: segnò il "riscatto morale e civile di un popolo" che seppe esprimere "la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia". Valori "scolpiti nella nostra Costituzione" e "fondamento" della nostra "convivenza civile e della presenza dell'Italia nel contesto internazionale".

E il "caro prezzo" pagato, sottolinea Mattarella, "ci richiama rigorosamente, ogni giorno, alla responsabilità di difendere e rinnovare" quella condizione. Da qui il richiamo al "fermo rifiuto di ogni forma di sopraffazione e di ogni deriva totalitaria, quale che sia la matrice ideologica o il preteso riferimento religioso che la ispiri".

Ancor "più intenso" nel "contesto internazionale attuale, segnato da conflitti, tensioni e profonda instabilità". Ucraina, Iran, Medio Oriente, Africa. Mattarella evita riferimenti specifici, ma denuncia "in troppe parti del mondo" quegli "scenari scandalosi, in cui la dignità umana viene calpestata, in cui la violenza di guerre ingiustificabili colpisce indiscriminatamente le popolazioni civili, in cui il diritto internazionale viene apertamente violato e il diritto umanitario disatteso". Le sofferenze di questi popoli "colpiscono profondamente e - rimarca - ci ricordano quanto sia prezioso ciò che abbiamo conquistato". E quindi, l'esortazione finale, "viva la Liberazione, viva la Repubblica".

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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