Si è chiusa la corsa del Senato sulla riforma della legge elettorale. Palazzo Madama ha concluso l'esame di tutti gli emendamenti e ordini del giorno al testo e nelle prossime ore darà il proprio via libera finale al testo che dovrà poi tornare alla Camera per la conferma delle modifiche introdotte, dalle preferenze alle firme.
Ma proprio su questo secondo punto continua a montare la protesta dentro l'Aula e fuori. Sulla misura si sarebbe inoltre acceso il faro del Colle che - come è da prassi, prima di pronunciarsi su qualsiasi norma attende che i provvedimenti siano approvata definitivamente dalle Camere e il testo finale trasmesso al Quirinale.
Intanto, mentre lo Stabilicum era in votazione in Aula, davanti al Senato Alessandro Onorato, tra le vittime dalla misura che ha quadruplicato le sottoscrizioni necessarie per chi non è presente in Parlamento, ha protestato con i sostenitori di Progetto Civico Italia. Dalla piazza si sono alzati i cori 'Mattarella, Mattarella' e anche il leader M5s Giuseppe Conte è accorso a dare man forte attaccando una "norma antidemocratica, illiberale e incostituzionale".
Onorato boccia quello che definisce un "salva-casta". Ma fa anche sapere di non voler fare "operazioni tattiche" per aggirare l'obbligo previsto per i nuovi partiti di procurarsi almeno 450mila firme al fine di poter correre ovunque, sia alla Camera che al Senato.
La questione firme sembra, ad ogni modo, destinata a fare ancora discutere. Difficile, però, come osserva anche la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati, ipotizzare un cambio del testo a Montecitorio dove approderà blindato per andare in Aula in discussione generale il 28 settembre. Una modifica sul punto "al momento non è nell'aria", osserva la ministra aggiungendo poi di non attendersi "sussulti" nell'esame alla Camera.
Se tutto a Montecitorio andrà liscio, poi, con una tabella di marcia che dovrebbe portare all'approvazione finale entro la metà di ottobre, prima che entri nel vivo la sessione di bilancio, un minuto dopo partiranno i ricorsi in più tribunali.
"Se loro andranno avanti senza ascoltare tutti i rilievi che le opposizioni fanno - sottolinea il presidente dei senatori Dem Francesco Boccia, che ha partecipato anche lui alla protesta di Onorato - non ci resterà altro che fare ricorso alla Corte costituzionale e sostenere tutti i ricorsi che pioveranno". Difficile, però, fare ipotesi sulla tempistica di eventuali pronunciamenti. Dalle opposizioni si sottolinea comunque che sarebbe auspicabile arrivare a una sentenza della Consulta prima dello scioglimento delle Camere anche per evitare un Parlamento in qualche modo delegittimato da rilievi anche parziali. Quando la partita si sposterà a Montecitorio è probabile, ma non ancora del tutto scontato, che il governo ricorra all'utilizzo della fiducia (con voto palese) per i vari articoli che sono stati toccati da modifiche. Resterebbe l'incognita del voto finale sul quale le opposizioni dovrebbero chiedere il voto segreto. Una eventualità che mette in guardia la maggioranza perchè il rischio di una bocciatura dell'intero provvedimento - si ricorda in alcuni settori del centrodestra - avrebbe l'effetto di far saltare tutto.
Gli altri articoli approvati
Via libera anche all'articolo 5 della riforma che prevede l'esonero dalla raccolta delle firme per quanti hanno un gruppo in almeno una delle due Camere al 31 dicembre 2025. Respinte le proposte di modifica delle opposizioni.
Approvato l'articolo 6, respingendo tutti gli emendamenti presentati. Nell'articolo si prevede tra l'altro, la riduzione da 4 a 2 (Europa ed extra Ue) le ripartizioni geografiche della circoscrizione Estero per la Camera e da 4 a una sola area per il Senato.
Ok anche all'articolo 7, che riguarda invece la metodologia di voto all'Estero e prevede, tra l'altro che le firme da raccogliere (tra 500 e mille di residenti nella relativa ripartizione come previsto dall'attuale legge) non siano richieste "per i partiti o i gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare, anche in una sola delle due Camere, nella legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi o che nell'ultima elezione hanno presentato candidature con proprio contrassegno e hanno ottenuto almeno un seggio in una delle due Camere".
Via libera all'estensione ai caregiver del voto fuorisede
Via libera dell'Aula del Senato, con 95 voti a favore, 2 contrari e 46 astenuti, a un emendamento alla legge elettorale, riformulato dal governo a prima firma della senatrice di FdI Domenica Spinelli, che estende ai caregiver la possibilità del voto fuorisede, già prevista nella riforma per motivi di cura.
Il testo consente questa possibilità per i caregiver familiari che, per un periodo di almeno tre mesi nel quale ricada la data di svolgimento delle elezioni, presta attività di cura e assistenza in favore di una "persona sottoposta ad assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico o riabilitativo presso una struttura situata in un comune appartenente ad una regione diversa da quella del comune nelle cui liste elettorali sono iscritti".
Lo stesso vale per "genitori o familiari conviventi di un minore che, per il medesimo periodo, accompagnino o prestino attività di cura e assistenza in suo favore perchè sottoposto ad assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico presso una struttura sanitaria situata in un comune appartenente ad una regione diversa" da quella nella quale si risulta elettore. Le opposizioni si sono astenute.
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